Cristallino, il primo romanzo di Paolo Bosca


Cristallino, il primo romanzo di Paolo Bosca

TITOLO: Cristallino

AUTORE: Paolo Bosca

CASA EDITRICE: Autoproduzione

ANNO: 2016

Cristallino è il primo romanzo del giovanissimo Paolo Bosca. Si tratta di un’opera dalle forti tinte filosofiche, che consente al lettore di interrogarsi riguardo i tempi che stiamo vivendo e proiettarsi in un futuro remoto ma non eccessivamente distante, complice il continuo e persistente progresso scientifico in cui noi tutti ci ritroviamo immersi.    


Per riuscire a comprendere al meglio i pregi di un’opera come Cristallino è necessario anzitutto introdurre un breve excursus attinente le modalità con cui questo libro sia stato pubblicato e presentato al pubblico.
Si tratta infatti di una vera e propria autoproduzione, per cui il prodotto finale tiene esclusivamente conto del gusto personale dell’autore, non avendo alle proprie spalle una casa editrice e una linea editoriale da seguire. E’ inoltre particolarmente degna di nota ed elogiabile l’intraprendenza adottata dall’ autore nel promuovere il proprio libro, giunto a noi attraverso un passaparola con il nostro libraio di fiducia.
Egli è  rimasto piacevolmente colpito dalla scrittura di questo giovane assai promettente, conosciuto all’ interno del proprio negozio dopo essersi presentato con l’intento di poter mettere in circolazione il proprio romanzo.

Cristallino si apre con un’epigrafe che riporta le parole di Martin Heidegger contenute ne La svolta e fornisce un’inevitabile anticipazione, nonché un’ottima chiave di lettura, di ciò che sarà presentato successivamente. Il periodare di Paolo Bosca è infatti fortemente impregnato di filosofia esistenzialista e probabilmente non potrebbe essere altrimenti, data la grande passione dell’autore per la filosofia che l’ha condotto a intraprendere tale corso di studi presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Concetti quali la Morte, l’Incontro con l’Altro e l’essere-nel-mondo permeano l’intera narrazione, accompagnandosi ad altre nozioni filosofiche di spicco appartenenti agli ultimi due secoli trascorsi, quali la Nausea sartriana e il concetto di oltre-uomo di nietzscheana memoria.
La scrittura di Bosca assume inoltre a tratti le caratteristiche della poesia in prosa, arricchendosi di apprezzabili figure retoriche particolarmente riuscite e un registro piuttosto alto.

Protagonista indiscusso del romanzo è Tneco Biancafaccia, acclamato docente universitario responsabile di un corso in Osservazione, materia fittizia insegnata all’ interno di un futuro mondo distopico.
Egli è diventato simbolo, in seguito ad anni ed anni di studio, del sapere scientifico del proprio tempo.
Tneco si muove all’ interno di un universo in cui la morte è ormai stata pressoché abolita grazie al costante progredire della ricerca, in grado di rendere gli esseri umani svincolati dalla preoccupazione di dover invecchiare e ammalarsi. L’annullamento del timore della morte non ha portato però notevoli vantaggi all’ umanità, inducendo gli umani a non perseguire più un’ “esistenza autentica”, ricalcando l’importanza attribuita da Heidegger al vivere-per-la-morte.

I risultati conseguiti dalla scienza hanno infatti indotto gli umani a disinteressarsi di tutte quelle forme di sapere non oggettivabili, ritenute indegne di considerazione, non appartenendo a filoni di conoscenza misurabili, quantificabili e standardizzabili. Nell’ epoca in cui è ambientato il romanzo non è nemmeno vagamente considerata la possibilità di esprimere opinioni divergenti rispetto a quanto individuato dalla ricerca e la cultura stessa è divenuta ormai un semplice rituale burocratico, consistente nella ripetizione alla lettera delle diciture contenute nei manuali scritti dai “grandi maestri”. Anche le conversazioni con altri concittadini, come gli spostamenti in altre città, hanno esaurito ogni possibile significato, essendo divenuta l’intera esistenza umana del tutto prevedibile al pari di ogni forma di interazione sociale. Gli esseri umani si ritrovano di conseguenza costretti a una solitudine forzata e un vero e proprio “eterno ritorno dell’uguale”.

Attraverso quest’opera Bosca sembra voler lanciare un monito al lettore, spesso troppo impegnato ad osservare e giudicare chi ha intorno a sé, specialmente in occasioni in cui ci si ritrova circondati da sconosciuti, senza mai lasciarsi andare al piacere della conversazione e della conoscenza dell’altro.
Sorgono così troppo spesso giudizi di valore basati sul giudizio estetico di chi si ha di fronte, in cui viene anteposto il ruolo del proprio occhio all’ importanza della storia di vita dell’altro.
L’autore appare dunque intenzionato a far risuonare un campanello d’allarme nella mente del lettore prima che cada nella tentazione di ripetere il gravissimo errore commesso da Tneco. Infatti, per l’intero corso del romanzo, il protagonista appare spinto a tal punto dal desiderio di comprendere alla perfezione il funzionamento di ogni ingranaggio della macchina umana da privare l’umanità di quella capacità di pensiero o “res cogitans” tanto cara a Cartesio, qualità che avrebbe distinto gli uomini dagli animali, costringendola alla continua ripetizione di azioni meccaniche e deprivandola di ogni desiderio di curiosità.


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Paolo Bosca presenterà Cristallino il 28 aprile 2017 presso  la libreria Crocicchio di Bra per il ciclo di incontri "Ancora una #poivado".


Luca Reinero Luca Reinero